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12 Novembre 2019

Napoli e San Gennaro una lunga storia d’amore


Napoli e San Gennaro, un patto che dura dal 1527 quando alla presenza di tre notai,  una rappresentanza di  12 famiglie nobili di Napoli e del popolo,  siglò un patto di reciproca assistenza con San Gennaro.
La città e il popolo napoletano con il patto si impegnavano ad eleggere  San Gennaro protettore di Napoli e a costruire una cappella per onorarlo e custodirne le ossa prelevandole dalle catacombe a Capodimonte.
Per controparte, San Gennaro – in qualità di Santo protettore della città – era tenuto a proteggere Napoli da guerre, pestilenze e carestie, ma soprattutto doveva difendere la città dalle eruzioni del Vesuvio. Per tre volte all’anno il Santo s’impegnava a mostrare la sua benevolenza al popolo napoletano con la liquefazione del sangue contenuto all’interno di due ampolle, che secondo la leggenda era stato raccolto dalla nutrice del Santo dopo la decapitazione avvenuta a Pozzuoli.
La storia d’amore tra  San Gennaro e Napoli continuò senza intoppi fino al 1 maggio 1799, in quel periodo  Napoli era divisa tra Giacobini e Sanfedisti,  il miracolo tardava a venire e un ufficiale francese minacciò di tagliare il capo al vescovo se non fosse avvenuto il miracolo.
Poteva mai San Gennaro permettere tutto ciò? Neanche a pensarlo ! … e miracolo fu.
I napoletani sentendosi traditi e considerando San Gennaro un giacobino al servizio dei francesi, presero il busto del Santo e lo scaraventarono in mare investendo Sant’Antonio da Padova a protettore di  Napoli.
Ma non fu un amore vero, d’altronde Sant’Antonio a Napoli non c’era mai stato e forse neanche capiva il dialetto, il riavvicinamento con San Gennaro avvenne in occasione dell’ eruzione del Vesuvio quando i napoletani,  vista la poca confidenza di Sant’ Antonio con la lava del Vesuvio ripescarono dal mare il busto di San Gennaro e lo portarono in processione per le strade, il Santo ne rimase commosso e giunto sul ponte della Maddalena a San Giovanni alzò la mano destra fermando la lava.Ad oggi non abbiamo notizie di altri screzi   e pare che entrambi i contraenti abbiano tenuto fede al patto (compresi i due scudetti vinti dal Napoli) tante’ che la cappella -inglobata all’interno del duomo di Napoli- pur trovandosi all’interno della diocesi non appartiene alla Chiesa, ma al popolo napoletano ed è gestita dalla Deputazione composta dai discendenti delle 12 famiglie nobili che siglarono il patto originario e a capo di questa Deputazione troviamo Sindaco e non il vescovo di Napoli. Nella reale cappella  all’interno del busto d’argento fatto costruire da Carlo D’Angiò e precisamente sotto la calotta cranica sono custodite le ossa del Santo.
Nel corso degli anni a seguito di molte donazioni si è costituito quello che viene detto il tesoro di San Gennaro che ad oggi è  composto da 21610 oggetti in oro argento e pietre preziose ed è considerato di gran lunga più prezioso del tesoro della Corona d’Inghilterra.  Il pezzo più   pregiato è la mitra che adorna il capo del busto argenteo di San Gennaro, costruita da un maestro orafo tempestata di diamanti, smeraldi, e rubini a significare la conoscenza, il sangue e la fede, la base è un cesello di oro e argento. Credo che Napoli sia l’unica città proprietaria di un Santo,  proprietaria assoluta al punto che neanche il vescovo di Napoli ne può disporre senza  autorizzazione della Deputazione con a capo il Sindaco.

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