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23 Ottobre 2019

I VECCHI DETTI (ricordi napoletani)


 
L’acqua ‘e San Pietro martere
 Questo detto fa riferimento ad un pozzo di acqua pura ed incorruttibile che era presente nel convento dei padri Domenicani di S.Pietro martire all’Universita’ in via Luigi Palmieri. Si dice che questa acqua non l’ha mai bevuta una persona corrotta. A dire il vero, recatomi nel suddetto convento, non ho trovato traccia di questo pozzo. Puo’ darsi che sia stato chiuso perche’ nessuno vi beveva!!!
Fessarie ‘e cafe’
Sono da riferirsi agli inutili e futili discorsi e discussioni che si svolgono seduti ad un tavolino di un bar a prendere un caffe’. Si introduce, appunto, in quelle discussioni che da inutili possono diventare serie tanto da compromettere amicizie o affari. Per rimediare e/o sospendere la cosa si dice “so’ fessarie ‘e cafe'”.
 ‘A sporta d”o tarallaro
‘A sporta d”o tarallaro e’ quel cestino che il venditore ambulante di taralli (figura oramai scomparsa dallo scenario partenopeo), porta sulle spalle o in testa. Il cestino, suo malgrado, e’ costretto a girovagare insieme al suo proprietario nella speranza di svuotarsi al piu’ presto. Lo si puo’ riferire, quindi, ad una persona o cosa che e’ costretta a continui spostamenti nella speranza che prima o poi si fermi.
 Povero Maronna-Povero Cristo
Si e’ fatta spesso, nel passato, molta confusione tra questi due termini. Vale quindi la pena, per i pochi che non lo sapessero, ripetere e separare i due concetti. Il Povero Maronna e’ quel personaggio il cui prossimo gli si e’ accanito contro. Il Povero Cristo e’ invece avversato dalla sorte.
 ‘A neve ‘int’ a’ sacca
Molto tempo prima che il ghiaccio e i metodi di conservazione venissero prodotti artificialmente, i generi alimentari venivano conservati nella neve che veniva trasportata dalle montagne vicine (Molise, Irpinia e Monte Faito). Il trasporto da queste zone avveniva tramite carretti portati in tutta fretta. Si fa quindi riferimento a questi episodi per definire una persona che ha molta fretta e sembra che abbia ‘a neve ‘int”a sacca.
Mantenere ‘o carro p”a scesa
Il motto porta subito alla mente la fatica che si doveva fare per mantenere un carro su di una discesa, per evitare che questo scivolasse via. E’ questa una immagine che chiarisce, un modo figurato ma efficace, il concetto di diplomazia.
‘A galletta ‘e Castiellammare
Tipica definizione di persona avara. L’origine si deve riferire ai biscotti duri insipidi (gallette) che i marinai si portavano a bordo e che, per poterle mangiare, immergevano nell’acqua di mare. In questo modo si ammorbidivano e si insaporivano con il sale contenuto nel mare. Siccome il tempo di permanenza dell’ammollo era elevato, si puo anche dire a persona avara che “e’ stata trentasej’anne pe’ mmare a nun s”e spuniata ancora”.
Pe vvintinov’e ttrenta
Si indica così una situazione risolta positivamente all’ultimo momento grazie alla scelta giusta fatta su due o piu’ possibilita’ di cui solo una e’ la migliore. E’ evidente il significato cabalistico-fallico del primo termine.

 

‘Na vutat”e mente
E’ quell’istante in cui la mente umana puo’ cambiare idea o opinione. Cio’ dimostra (semmai fosse nacessario) come le opinioni siano variabili a seconda della situazione in cui ci si ritrova. Il riferimento e’ chiaramente dovuto all’italico mutata mente divenuto in napoletano “‘na vutat”e mente.
A scigna ‘ngopp’o’ rucchiello
Quante volte abbiamo visto al circo le scimmie che si impegnano a camminare su cilindri rotolanti. Ebbene a tale immagine e’ paragonata la persona che cerca di tenersi in equilibrio su di un supporto immaginario.
‘A messa scaveza
Detta anche ‘A messa pezzuta, e’ paragonata alla cerca che le fanciulle facevano scalze per raccogliere fondi da destinare alla celebrazione di una messa votiva. Quindi una persona che fa ‘A messa scaveza, al fine di ottenere i risultati prefissi, insiste oltre ogni limite con chiunque gli capiti a tiro.
‘A fine d”e gguardie regge
Agli inizi del ventennio fascista, le camicie nere misero militarmente in ginocchio l’armata delle guardie regie napoletane. A questo episodio si riferisce la meschina fine di un episodio o una situazione che sembravano sotto il nostro controllo.
‘O puzzo ‘e Santa Patrizia
Si usa questa frase per indicare l’infinita insoddisfazione degli incontentabili. C’e’ pero’ molta confusione circa la localizzazione del pozzo in questione. Vi e’ quello nel convento di S.Gregorio Armeno in cui si venera la Santa, e l’altro (molto piu’ probabile) di S.Patrizio, vicino Orvieto, noto per la sua grande profondita’.
Ji truvanne a Cristo dint”e lupine
Così viene indicata l’eccessiva pignoleria. La frase fa riferimento alla leggenda secondo cui la Madonna, per ricompensare il pino che l’aveva aiutata a nascondere il figlio, facesse si che l’interno dei pinoli avessero la forma della mano di Cristo. Il privilegio non fu concesso alla pianta di lupini perche’ aveva negato il suo aiuto.
A cca’ ‘a pezza e ‘a cca’ ‘o sapone
Modo simbolico ma molto efficace per indicare che non si fa credito. Il riferimento e’ da ricercare nel baratto che facevano i rigattieri. In cambio di pezze e stracci davano sapone (per questo motivo erano anche detti “sapunari”).
‘E recchie ‘e pulicano
Avere “recchie ‘e pulicano” tutti sanno che vuol dire avere un ottimo udito, una capacita’ di “sentere” anche il minimo bisbiglio. Il riferimento e’ all’udito del pellicano perche’ questo volatile riesce a sentire il pigolio dei suoi piccoli nel nido anche a grandissima distanza.
‘A soccia mano sta dint”e guantare
Agli avari ed alle persone eccessivamente parsimoniose viene rivolta questa frase per indicare la difficile elargizione monetaria dalle mani dei suddetti. Il riferimento e’ dovuto al ricordo di una enorme mano che era esposta per scopi pubblicitari nel noto quartiere dei guantai.
Addo’ va!

E’ di obbligo, durante un brindisi, rispondere Addo’ va! al consueto ‘A salute!. Questo per indicare che ‘a salute vada tutta a favore dello stomaco che ricevera’ la bevanda.

ll’Accademia ‘e ll’ova toste
In italiano si traduce come “l’Accademia delle uova sode”. In effetti rende bene l’idea: quando ci si imbatte in discussioni eccessivamente animate per argomenti di futile utilita’ e senza arrivare a nessuna conclusione. Il riferimento letterale e’ presto detto. Un tempo, nelle locande gli avventori spesso si sfidavano in questo modo: vinceva chi riusciva ad ingoiare il numero maggiore di uova sode senza bere alcun liquido. Tutti conosciamo la difficolta’ che si ha nell’ingerire uova sode senza bere.
Parla quanne piscia ‘a gallina!
Lo si dice ad una persona di cui si vuole il silenzio piu’ lungo possibile. Questo perche’ nei tempi andati si pensava che la gallina, avendo un unico orifizio, non fosse abilitata alla funzione descritta nel detto.
‘A mosca dinto ‘o viscuvato
Lo si riferiva per lo piu’ in occasione di pranzi poveri di sostanza e quantita’ per cui si paragonava ad una mosca che nel suo volare si perde nell’immensita’ di un lougo ampio quale quello di un vescovato.
Mappina posta ‘mperteca
In cima alle pertiche, si sa, vi e’ la bandiera che e’ simbolo di amor di patria e che viene esposta incutendo rispetto e dedizione. In napoletano, invece, ‘a mappina posta ‘mperteca e’ una donna sozza, sporca che fa di tutto per mettersi in mostra come si puo’ mettere in mostra una straccio su di un’asta.
Culo ‘e mal’assietto
Questa locuzione non si riferisce a persona che non riesce a sedersi per problemi di carattere intestinale, bensì a persona cui risulta difficile stare un momento ferma in un posto per irrequietezza o turbolenza caratteriale.
Cuopp’allesse
Si indica con questo termine, una donna dalle forme tanto sgraziate da paragonarla al cuoppo che si fa con un foglio di giornale, e con cui si incartano le castagne allesse (bollite). Le castagne, rilasciando umidita’, bagnano il foglio facendolo afflosciare e deformare. Da quì il paragone.
‘O Cippo a Furcella
Con “S’arricorda ‘o Cippo a Furcella” si indica un avvenimento avvenuto in epoca talmente remota il cui ricordo e’ vago ed incerto. Il Cippo era il monumento posto vicino Forcella che fu usato per esporre le teste tagliate durante i famosi 10 giorni di Masaniello nel 1647.
A tre asse
E’ lo stato di incertezza, precarieta’. Il paragone all’asso e’ dovuto al fatto che, nel Tressette, e’ inferiore al tre. Quindi con tre assi in mano c’e la certezza quasi assoluta che non si avranno i tre punti.
L’urdemo lampione ‘e Forerotta
Le persone che non hanno voce in capitolo o grossa considerazione vengono indicate così in riferimento all’ultimo lampione che si trovava a Fuorigrotta e che era numerato 6666 che nella smorfia indica una persona quattro volte scema.
Zi Nnacc”o Pennino
Si indica una persona, in genere donna, dalle forme inferiori non molto aggraziate. Il riferimento e’ ad una certa “Zia Nacca” che abitava nel quartiere Pendino ed era famosa, appunto, per il suo bacino smisuratamente irregolare.
Na bona pella p”o lietto
Il riferimento e’ chiaramente di carattere sessuale e rivolto ad una donna “facile”. Molti sono i dubbi sul riferimento di “pelle”. L’unico che abbia ampia credibilita’ e’ quello latino. Infatti con “scortum” si indica sia “pelle” che “meretrice”.
Si ‘o carro nun sedogne, nun cammina
Mai detto popolare e’ stato piu’ attuale in questi ultimi anni. La bustarella, il pizzo, la tangente sono solo moderni vocaboli per indicare cio’ che ci e’ sempre stato: la corruzione. Infatti basta ungere per ottenere a volte servizi che sarebbe nostro diritto avere.
‘O caccavo ‘e Santa Maria ‘a Nova
E’ in questo convento che anticamente i frati preparavano i pasti per i poveri in un enorme pentolone (‘o Caccavo). Ed e’ in questo modo che si indica l’insaziabilita’ di alcune persone: non basterebbe il contenuto di un caccavo per sfamarli.
Lietto astritto cuccate mmiezo
Questo detto e’ un invito ad adattarsi senza troppe pretese nei casi di necessita’, pur riconoscendo, nella forma, il consiglio a scegliere, comunque, il posto piu’ comodo. Infatti al centro del letto la posizione, si sa, e’ piu’ comoda e sicura.
Vino a una recchia
Il vino buono, si sa, quando rivela il suo effetto fa si che la testa del bevitore si chini da un lato o dall’altro. Questo movimento maschera una delle orecchie. Nel caso contrario, cioe’ quando il vino non e’ buono, la testa si china in avanti ed il vino viene definito a “ddoje recchie”.
L’esercito ‘e Francischiello
Vengono cosi definite un gruppo di persone che mancano di organizzazione e potere decisionale andando allo sbando. Il riferimento e’ con l’esercito borbonico di Francesco II che, dopo la sconfitta di Gaeta, si sfldera’.
Pe vvintinov’e ttrenta

è una situazione risolta positivamente all’ultimo momento. E’ evidente il significato cabalistico-fallico del primo termine.

‘A messa scaveza
e’ paragonata alla cerca che le fanciulle facevano scalze per raccogliere fondi da destinare alla celebrazione di una messa votiva. Quindi una persona che fa ‘A messa scaveza, al fine di ottenere i risultati prefissi, insiste oltre ogni limite con chiunque gli capiti a tiro.
‘A cca’ ‘a pezza e ‘a cca’ ‘o sapone
indica che non si fa credito. Il riferimento e’ da ricercare nel baratto che facevano i rigattieri. In cambio di pezze e stracci davano sapone.
‘Quanno nu’ sai fa o scarparo nu scassa o cazz’ e semmenzelle

Tipico ammonimento fatto a chi non sa fare le cose ma vuole farle o far vedere di essere in grado di farle , la semmenzelle sono i tipici chiodini usati dai calzolai, quindi, quando non sai fare il calzolaio non rompere il cazzo ai chiodini.

Chiacchiere e tabbacchere e lignammo o’ banco e napoli nu ne impegna

Chiacchiere e tabacchiere di legno non valgono nulla e il banco di Napoli non le prende in pegno:
si usa per nettere a tacere chi sta facendo discorsi inutili

Me stai dann’tutta carta e musica e suono e valanza
Letteralmente mi stai vendendo tutta carta da musica e suono di bilancia, molte volta nei mercati napoletani si usava incartare gli alimenti in fogli di carta da musica ( e non so per quale oscuro motivo forse essendo più spessi contribuivano ad aumentare il peso) peso tra l’altro mai certo perché usando i venditori le bilance a mano per gli acquirenti il peso era un fatto del tutto aleatorio.
Quanno li frii sienti l’odore, quando li cunti sienti i dolori
Antico aneddoto riferito a un pescivendolo che vendeva pesce marcio e a un frate che pagava con moneta falsa, tipico di chi si sta truffando a vicenda nell letterale ” quando li friggi sentirai che odore,quando farai i conti sentirai che pianti”

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