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23 Ottobre 2019

Eravamo comunisti


partito comunistaEravamo comunisti e c’era Berlinguer, ma c’era anche il movimento sociale con Almirante
Eravamo di sinistra ma c’era anche chi era di destra . In mezzo, quasi a dividerci, c’era la democrazia cristiana (la grande balena bianca) con Andreotti.
La dc era come Cornelia madre dei Gracchi che alla sua sinistra aveva: il partito repubblicano di Ugo La Malfa, i social democratici di Saragat il partito socialista di De Martino e il partito socialista di unità proletaria di Dario Valori;
alla destra aveva: il partito liberale di Zanone e il movimento sociale di Almirante
Da buona madre li coccolava tutti perché… come si sa, i figli so’ tutti uguali e a seconda del momento sceglieva con chi governare.
Le sezioni di partito erano il punto d’incontro tra la politica e le persone, erano un posto dove dovevi esserci, perché era lì che si faceva politica!
Non so come fossero le sezioni degli altri, ma ricordo la mia, la sezione Curiel.
La sezione aveva un suo specifico odore, odore di carta ammuffita e di fumo di sigarette, era il luogo da cui doveva partire la nostra rivoluzione e tutti dovevamo essere pronti e addestrati;
La prima cosa … saper preparare le bandiere, senza bandiere non si fa rivoluzione, la bandiera ideale era costituita dal manico di una mazzetta da muratore di un metro su cui veniva inchiodato un pezzettino di stoffa rossa di 20×15 cm.
Seconda cosa: saper fare i tazebao (una specie di regalo dei compagni cinesi che a dire il vero non erano proprio ben visti) e poi … non meno importante saper usare il ciclostile!
il ciclostile era l’oggetto più importante della sezione, era il nostro GRIDO che usciva dalla sezione stampato su foglio. il ciclostile era rigorosamente meccanico e ci volevano ore e ore di giri di manovella per ottenere migliaia di volantini;
gli addetti al ciclostile li riconoscevi dal bicipite questi erano solo bassa forza, la spina dorsale della sezione era costituita da chi preparava le matrici. Perché, se per stampare un volantino ci vuole un ciclostile, per far andare il ciclostile oltre alle braccia serve una matrice.                                                                                              vota-comunista
Le matrici erano merce rara quindi ci voleva la massima attenzione nel sistemarla sul rullo del ciclostile, ma prima dovevi letteralmente “batterci” su a macchina (con le vecchie macchine da scrivere manuali i tasti andavano battuti con forza fino ad incidere la carta velina) quindi, dicevamo, dovevi batterci tutto quello che si era deciso nella riunione di segreteria, facendo attenzione a non sbagliare perché “oh, compagni, le matrici costano ! non ci son soldi da buttare”. Questo compito in genere era riservato agli studenti del liceo classico che a loro volta sembravano usciti da un ciclostile, tutti uguali, alti, magri, pallidi e con gli occhialini e la parola che più usavano era: ”compagni dobbiamo fare autocritica”
Perché non sei un buon comunista se non fai autocritica, un po’ come un cattolico che con la confessione si libera dal peccato
Quando eravamo comunisti….. la domenica c’era un appuntamento fisso: la diffusione dell’Unità, per strada e nelle case porta a porta Bene, se distribuire giornali per strada era anche piacevole, sempre che non piovesse o facesse freddo, il vendere porta a porta era una vera impresa . <Prima, perché dovevi ricordarti chi la settimana precedente ti aveva mandato a fanculo e chi invece aveva comprato l’Unità, e poi perché diciamocelo, chi mai vuol essere svegliato la domenica mattina al grido dell’Unitaaaa “ il giornale della classe operaia”, c’è da rovinarsi tutta la domenica quasi come se si fosse bruciato il ragù sul fuoco.
Tutto questo avveniva quando eravamo comunisti e giusto o sbagliato che fosse … anche gli altri erano qualcosa, tutti credevamo di essere nel giusto e avevamo un ideologia che veniva da personaggi del calibro di Marx ed Hengel, Luigi Einaudi, Aurelio Saffi, Carlo Cattaneo e Benedetto Croce, oggi mi guardo intorno spaesato e mi chiedo quali punti di riferimento ci sono oggi?Come è potuto accadere che il primo fesso che scende in campo un bel giorno decida di fondare un partito senza neanche sforzarsi di dargli una parvenza di radice, di tradizione rifacendosi a qualche statista o economista, e perche’ mai? basta mettere il proprio nome sotto un simbolo tanto per ricordar in ogni momento che quella cosa non è di tutti, ma è sua e soltanto sua e poco male se invece di un partito sembra una squadra di calcio il cui proprietario-allenatore, come il padrone del pallone decide chi, come, e quando si gioca.

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