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C’era e non c’è più


napoli C'era e non c'è più

La mia Napoli è un ricordo fatto di voci lontane con il sapore delle cose andate. Io sono nato in uno quartieri dei più popolosi e rumorosi di Napoli il quartiere Vicaria. (e te pare poco?) Come vi dicevo il mio era un quartiere rumoroso e popoloso, tutti strillavano per i più svariati motivi. La signora del terzo piano strilla con la signora del quarto piano , perché la piante sgocciolavano su i panni messi ad asciugare, il portinaio strilla con   i bambini perché in cortile non si gioca a pallone, il venditore di cipolle strilla per vendere la propria merce, e sopra di tutti la radio, la radio come un incubo aleggia sopra tutti, ma non una radio, mille radio su mille canali diversi che sparano note di vecchie e nuove canzoni napoletane, ma ditemi se po’ ffà sta vita?                                                 La domenica era un vero e proprio supplizio, avessi avuto un fucile avrei fatto una strage, ma dico io una volta tanto che un povero cristo può dormire un po di più sembrava che si facesse a gara e chi doveva svegliarlo per primo, in genere la medaglia d’oro spettava a i “vattienti” della Madonna dell’arco chi sono costoro  vi chiederete?                                                                                                     I vattienti sono persone di ogni età che, per un voto fatto il giorno del Lunedi dell’angelo, si recano scalzi al santuario della Madonna dell’arco, e sin qui niente da ridire, ma perché coinvolgere un intero quartiere? E si perché questi signori dedicano le loro mattinate domenicali alla raccolta di fondi; un vero e proprio incubo, t’arrivano sotto la finestra strillando O’ NE ‘ A MARONNA la prima cosa che ti viene da dire è CA’ NUN T’APPICCE ( che non ti da fuoco).                     Subito dopo arrivava Vittorio o femmeniello venditore di turtanielli, il dedicarsi alla produzione e vendita dei turtanielli era prerogativa esclusiva dei femmenielli che con Vittorio dividevano il basso; Vittorio arrivava al grido di “BOLLONOOOOO” qualcuno si affacciava e iniziava una trattativa: “ma son caldi ?” (cazz ma allora oltre che scemo sei pure sordo è un ora che strilla BOLLONOOO) -“quanti ne vuoi?” – “no, non ho il resto da darti” e così via. A parte il fatto che il turtaniello è un vero attentato al fegato, in quanto trattasi di una pagnotta unta con strutto e imbottita con scarti di salumi vari di scarsa qualità, la ricetta è simile a quella del tortano . Vittorio era un vero flagello di Dio perché quando non vendeva tortani vendeva panocchie lesse e quando non vendeva pannocchie vendeva castagne lesse, insomma era un vero e proprio scassa cazzo.      La saga degli scassa cazzi continuava con il venditore di noccioline americane che girava con un carrettino emettendo un fischio micidiale e intanto strillava “nocelle, nocelle americane” (perché esistono anche le nocelle tedesche?) e poi era la volta del pianino che almeno non strillava ma diffondeva nell’aria le sue note e intanto il quartiere si era svegliato e dagli di radio a tutto volume e di conversazioni fatte da balcone a balcone sul che si mangia oggi e sullo stato di salute.                                                                               La monnezza pare che la ricchezza di un popolo si veda dall’immondizia che produce, se questo è vero io sono nato in un quartiere ricchissimo, la monnezza abbondava dappertutto, in modo particolare, nel mercatino rionale di via Ferrara che a fine giornata si presentava con un lastricato di vari colori composto da scarti di verdure e scarti di pesce con un olezzo che a volerlo vendere lo etichetteremmo “EAU DE MUNNEZZ“. La via Ferrara di sera veniva spogliata della sua ricchezza e nell’ aria rimaneva solo O’ DE MUNNEZZ, la cosa che mi ha sempre stupito è come mai non ci siamo presi tutti quanti il tifo o un’altra delle innumerevoli malattie.                                                                                                        O’ GUAPPO come tutti i quartieri di Napoli che si rispettino anche il mio quartiere aveva il suo guappo. Il guappo è una figura a metà tra il malavitoso e il giustiziere, e’ quello a cui ci si rivolge quando c’è un problema, quello che interviene nelle dispute, insomma uno che non si fa i cazzi suoi. Il nostro guappo non era proprio il massimo della vita, diciamo che era un guappo di cartone che perse durante la festa della Patrona del quartiere quel poco di credibilità che si era guadagnato. Ricordo la festa di Sant. Anna, fu allestito un gran palco dove a turno si esibivano vari cantanti sotto gli occhi compiaciuti del guappo e arrivati al momento clou della serata salì sul palco il pezzo forte, il cantantone presentato direttamente dal guappo “AURELIO FIERRO”. Adesso non so se tutti avete presente Aurelio Fierro un simpaticone con la faccia tonda, in verità era tutto tondo e quando con voce commossa annuncio vi canterò “Quando ero piccirillo” noi ragazzi impertinenti non potemmo fare a meno di dire in coro “eri nà palla e’mmerda“; quello per il guappo fu un offesa gravissima che andava subito regolata, non si deride il pupillo del guappo. Ricordo che diventò paonazzo e strillando ” Chi s’è permesso” avanzò verso il centro del palco con le mani sui fianchi tenendo volutamente la giacca aperta in modo che si vedesse la pistola infilata nella cintura dei pantaloni (era il periodo che le pistole calibro ventidue si acquistavano sui giornali a Napoli le avevano cani e porci) ma il fato volle che inciampasse su un’ asse sconnessa, ma non cadde fece appena un saltello, quanto bastò per far partire un colpo che gli colpì di striscio i genitali. Fu portato via tra le risate a mezza bocca del pubblico. Quella settimana il quartiere giocò a lotto O’ Guappo, A’Pistola e A Figura E mmerda, incredibilmente uscirono i numeri corrispondenti e…ancora una volta il guappo si confermò un benefattore per il quartiere ma questa volta nessuno osò ringraziare. 

 

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