Vai a…

Articoli

RSS Feed

12 Novembre 2019

IL CUORE DI NAPOLI (ricordi napoletani)


Il cuore di Napoli.

 carmine

Ci sono due tipi di napoletani quelli devoti a San Gennaro e quelli no, io sono tra quelli che no, (diciamo che tra me e San Gennaro non corre buon sangue tanto per restare in tema) per me il cuore di Napoli è piazza Mercato è la chiesa delle Madonna del Carmelo che ha visto nel corso degli anni i fatti e i misfatti di Napoli e dei napoletani, ha visto Angioini e Aragonesi prendersi a cannonate, ha visto i culi scoperti mostrati dai lazzari ai governatori spagnoli, e si diciamocelo San Gennaro è un extracomunitario che con un po’ di sangue che si liquefa è riuscito a catalizzare l’attenzione dei napoletani, ma il cuore è un’altra cosa, il cuore lo potete vedere ogni mercoledì aggirarsi nella chiesa del Carmine (il mercoledì della Madonna del Carmelo è una tradizione viva ancora oggi nei Napoletani) .

madonna del carmelo Napoli

All’inizio c’era solo una piccola cappella, costruita nel 114 d.C., dedicata a San Nicola, luogo di culto per i pescatori: poi arrivarono dalla Palestina i frati Carmelitani. Fuggivano dal Karm il monte Carmelo, il “giardino degli Dei”, continuamente assediato dai musulmani che volevano cacciare i monaci cristiani, ivi insediatisi dopo la prima crociata. Giunti a Napoli alla fine del secondo secolo d.C., i frati carmelitani diffusero il culto della Madonna bruna, Santa Maria del Monte Carmelo (poi detta del Carmine) in tutto il mondo occidentale. Però la tavola che ancora oggi i fedeli venerano è in realtà un’icona trecentesca bizantineggiante.

I due inquilini famosi della chiesa del Carmine

Corradino di Svevia:

 Quando nel 1267 Corradino di Svevia calò in Italia per riconquistare il Regno di Sicilia, in possesso di Carlo d’Angiò, certo non prevedeva quale funesto destino gli aveva riservato la sorte. Miseramente sconfitto a Scurcula il 23 agosto 1268 dall’esperto Valery, il giovanissimo Corradino per sfuggire alla cattura e all’onta della prigionia, galoppò forsennatamente fino alla torre d’Astura. Tradito da Giovanni Frangipane fu consegnato al nemico e rinchiuso nel Castel dell’Ovo. Celebrato un processo sommario e decretata la condanna a morte, per volere di Clemente IV e Carlo d’Angiò, il 29 ottobre 1268 la testa di Corradino cadde sotto la mannaia del boia. Aveva appena sedici anni. L’ultimo degli Hehenstaufen era morto. Per opera di Elisabetta di Baviera, derelitta madre dello sfortunato svevo, il corpo ebbe sepoltura nella chiesa del Carmine e sul luogo del primo interramento, presso la foce del Sebeto, fu eretta una colonna commemorativa. Tempo dopo, nel 1351, la Corporazione dei Cuoiai provvide a costruire, proprio sul luogo esatto dell’esecuzione, una cappella, al cui interno, a memoria di Corradino, fu edificata una colonna di porfido distrutta nel 1781, durante la festa della Madonna del Carmine, da un incendio provocato da fuochi pirotecnici. Nello stesso anno, alla sommità dell’emiciclo di Piazza Mercato, a compendio della cappella distrutta fu costruita la chiesa di Santa Croce al Mercato. Entrando, a sinistra, isolata da un cancelletto, si nota la colonna di porfido fortunatamente recuperata dal fuoco. Dal diametro di 60 cm e 2 m di altezza, la colonna rosso scuro è sormontata da una croce di marmo con un cristo crocifisso in rilievo. Alla sommità dell’opera è tutt’oggi distinguibile la data incisa, MCCCLI, mentre appaiono quasi illeggibili le parole sottostanti, incise sull’orlo intorno alla colonna.

  Tra verità e leggenda

 Intorno alla sepoltura di Corradino di Svevia circolano molte voci e leggendo la più famosa, narra di un lascito fatto da Elisabetta di Baviera ai monaci della chiesa del Carmine affinché custodissero nel migliore dei modi il corpo del figlio. (in verità questo favoloso tesoro io non l’ho mai visto, e dubito fortemente che vi sia chi ne ha memoria)

 

Tommaso Aniello (Masaniello):

Altro ospite della chiesa del Carmine, Tommaso Aniello di professione pescatore e rivoluzionario per necessità con il nome di Masaniello. Si narra che il corpo sia stato riposto in una fossa a sinistra dell’altare maggiore presso la cappella detta del presepe, in seguito la cappella fu demolita, e il povero Masaniello? Buttato via con i calcinacci si suppone, ma ancora oggi se passate per la chiese del Carmine troverete una lapide che ricorda la tomba di Masaniello. delle spoglie mortali non si hanno più notizie.

 

Rispondi

Altre storie daPagine Napoletane

error: No no non si fa!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: