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14 dicembre 2018

La Pasta è Pasta

A pasta. che vpasta mistauoi mangiare oggi ??? Mah? Fa nù poche e pasta. Chiaramente il concetto di nù poco è sempre condizionato dal quanti siamo e quanta fame abbiamo; nel napoletano a pasta viene riassunta in tre tipi: gli spaghetti, e maccarune e a pasta ammischiata detta anche a monnezzaglia. Non sempre nelle famiglie c’era sufficiente disponibilità di denaro per poter acquistare spaghetti o maccheroni cosi si ricorreva alla cosa più a buon mercato ovvero la munnezzaglia. La munnezzaglia oggi pasta mista, praticamente era tutto quello che restava sul banco dei pastai ovviamente era comprensiva di peli, corpi estranei di genere vario e polvere, ma alla fine costava poco. Era pur sempre pasta anche se in forma diversa e riempiva le pance, generalmente veniva associata a patate o a tutti i tipi di legumi.
E maccarune erano destinati al ragù, che in genere, nelle case di chi poteva permetterselo, era il piatto della domenica e per un verso o per un altro coinvolgeva tutta la famiglia:ziti spezzati
La nonna, in genere il sabato, comperava i pezzi di carne, la nonna in quanto matriarca sapeva i pezzi migliori.
La mamma l’ angelo del focolare, la domenica mattina si alzava presto perché o’ rraù deve cuocere almeno 4 ore a fuoco lento producendo il classico rumore detto pappuliamiento, durante la mattinata in stretto ordine di alzata dal letto si assisteva ad una specie di via crucis, ognuno con suo pezzetto di pane da inzuppare, ognuno cacciato via in malo modo dalla mamma perchè questa è una cosa che non si fa; verso mezzogiorno si tiravano fuori i maccaroni o meglio gli ziti lunghi da spezzare, era un rito che coinvolgeva i più piccoli con il
classico rumore di pasta spezzata che cadeva nei piatti, inconfondibile segnale che mancava poco amangiatori di spaghettil pronto in tavola.
Gli spaghetti attraversavano in egual modo tutte le classi sociali partendo dai lazzari alla media e piccola borghesia. I venditori di spaghetti erano ad ogni angolo di strada, una pentola sempre in ebollizione e un po’ di sugo come opzional gli spaghetti venivano serviti nel cosi detto cuoppo fatto di carta gialla e grossa, la stessa che usavano i pastai. Non venivano fornite posate, si mangiava rigorosamente con le mani unendo indice e medio con il pollice in contrapposizione, tale movimento era detto o’ doie (il due) erano o doje o zuco. Così, mentre la munnezzaglia seguiva la sua obbligata curva discendente, gli spaghetti assurgevano a nuova gloria conditi in migliaia di modi, particolarmente graditi con vongole veraci o con sugo di telline che rappresenta una particolarità tutta napoletana : è l’ unico frutto di mare che prevede la grattata di formaggio. La pasta ha attraversato indenne crisi, miserie e mode senza mai tramontare e ancora oggi a dispetto di tutte le diete è più che mai attuale.

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