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14 dicembre 2018

Le interviste di Genny O’Ciuccio

Crocifisso_miracolosoAngioini e Aragonesi

Siamo a Napoli, nella splendida cornice della chiesa del Carmelo, per intervistare il padrone di casa che ci racconterà della sua più importante performance di cui tutt’ora abbiamo testimonianza nella navata centrale, alzando gli occhi, si nota il baldacchino in stile barocco con interni foderati in raso rosso. Veniamo ai fatti, ci riceve il proprietario, un simpatico giovanotto dal fisico asciutto, tratti mediorientali, capelli lunghi e barbetta:
– Correva l’anno 1439 a Napoli Angioini e Aragonesi se le davano di santa ragione gli Angioini asserragliati in casa mia, beh si la chiamano anche basilica del Carmine in piazza mercato ma era pur sempre casa mia; me ne stavo tranquillo in un angolino sicuro a guardare come procedevano le cose, pensando … speriamo cà nun se fa male nisciuno e alla fine voglio proprio vedè sti danni chi li paga?? .
– Ma Lei, in quanto figlio del capo assoluto e in qualità di padrone di casa non poteva fare qualcosa??
– Ah no ! mi so detto Giù Giù fatt e cazz tuoi cosi ero semplice spettatore, imparziale. Certo qualche volta vedendo Renatino D’Angiò dal campanile di casa mia che sparava botte peggio d’ò pallone e Maradona a volte mi esaltava.
– E poi, cosa accadde??
– Beh … accadde che chillu strunz di Alfonso V di Aragona si procurò qualcosa di forte, insomma per dirvela in breve sti due stronziNapoli chiesa del Carminefacevano come si fa a Napoli l’ultimo dell’anno, facevano a chi le sparava più grosse . Cosi Alfonso con la bombarda detta ”la messinese” sparava certe botte, ma certe botte che pensavo tra me e me vuò vedè ca ccà e ciuccie litigano e le giare si rompono?
-E poi??
– Eh e poi … ricordo come fosse ieri, era il 17 ottobre 1479 e si è scatenato l’inferno piovevano palle da tutte le parti, io pensavo : voglio vedere sti due quando la vogliono finire. quando d’un tratto si è sentito un botto pazzesco l’abside andò in pezzi, io ricordo che stavo sonnecchiando, feci giusto in tempo ad aprire gli occhi e dire Mamma do Carmine ! Girai velocemente la testa da sinistra verso destra, la corona di spine che avevo in testa mi volò via e mi avvolse una nuvola di polvere.
Quando la nuvola di diradò alla mia sinistra dove prima avevo la testa, c’era un enorme palla da cannone (guardare la foto prego) . Non ci ho visto più ho chiamato Gabriele e gli ho detto va a vedè chi è stato, e Gabriele “ma no Capo e su mica s’è fatt male nessuno!
Eh sì … che te ne fotte a te mica era tua la testa, Gabriè si nun te muovi ti spenno come una gallina.
Il giorno dopo sul campanile c’ero pure io e altro che mal di testa gli ho fatto venire all’artigliere della messinese, a’capa la sta ancora cercando.
Alla fine Carletto D’angiò mi fece rifare il baldacchino e da allora sono qua ma se volete vedere la palla di cannone e il protagonista di questa storia avete tempo solo dal 26 dicembre al 3 gennaio di ogni anno.
Adesso visto che tengo un età e mi è pure venuto un po di  sonno , spegni la luce, chiudi il baldacchino e nu me scassà cchiù ò cazz.
.

 

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