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14 dicembre 2018

Paccari vecchi e nuovi


Dfb_img_1472743753364a ragazzo , quando passavo da piazza della ferrovia   a Napoli, ricordo che spesso restavo a guardare per ore   i paccari, affascinato da quel loro modo di gestire le situazioni che molte volte specie nel finale si dimostravano a dir poco critiche sfiorando la rissa. Il gioco iniziava e finiva sempre allo stesso modo e io non mi capacitavo come faceva la gente a caderci tutte le volte. Si iniziava da un furgone telonato aperto da un lato e il disoccupato/imprenditore che lanciava verso le persone che passavano penne Bic, calze da donna e pupazzetti vari, questo destava la curiosità dei passanti che di lancio in lancio formavano un gruppo sempre più consistente fino a che considerato soddisfacente in numero di persone l’uomo del furgone si palesava spacciandosi per emissario di una nota ditta del Nord mandato a Napoli per il lancio dei suoi prodotti, lui era li per regalare non per vendere. Detto ciò tirava fuori cinque pacchi senza specificarne il contenuto, ma lasciando intendere che ad esempio dentro ci possa essere qualcosa per la musica che tutti in casa vorrebbero, ma non specificava mai, l’unica gentilezza richiesta era quella di non aprire li i pacchi, perché altrimenti si formavano i capannelli, le persone si distraevano e nessuno ascoltava la pubblicità del prodotto. Intanto l’ eccitazione saliva, chi voleva questi pacchi??? Praticamente tutti allora bisognava fare una selezione e al primo giro diventava fortunato possessore del pacco il primo che mostrava mille lire. Al secondo giro la posta si alzava a cinquemila, e al terzo giro si arrivava a dieci mila tra risate e scambi di battute in cui il venditore chiedeva se poteva tenere quei soldi, ma alla fine li restituiva sempre in attesa del colpaccio, ho visto in un sol colpo portare via tre, quattrocento mila lire pari quasi ad uno stipendio a dei poveri gonzi che apettavano la manna dal cielo, un po come oggi prepensionamento tramite APE che dovrebbe vedere la luce con la prossima Legge di Stabilità. L’idea è quella far credere a chi abbia più di 63 anni di poter andare in pensione con uno sconto di 3 anni e 7 mesi rispetto ai requisiti Fornero quasi a costo zero mentre invece ha prezzo enorme. Chi sceglierà l’APE infatti dovrà sottoscrivere un prestito ventennale che renderà sotto forma di trattenute dirette sull’assegno previdenziale. Quanto perderà? Il calcolo è semplice. Anticipando di un solo anno il pensionato x perderà il 5%, con tre anni e sette mesi di anticipo dirà addio al 18% della pensione, stima alla quale bisogna aggiungere il costo dell’assicurazione che sarà necessario sottoscrivere a favore delle banche nel caso in cui il pensionato di turno non sopravvivesse ai 20 anni di rimborso. Insomma, chi adotterà l’APE perderà intorno al 25% della propria pensione.

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